Le recenti tragedie, tra cui una valanga mortale vicino al lago Tahoe che ha causato la morte di almeno otto persone, sottolineano i crescenti pericoli dello sci e dello snowboard backcountry. Insieme al numero insolitamente alto di vittime registrato in Europa quest’inverno – superiore a 90 vittime, molte tra gli sciatori – gli incidenti stanno spingendo a rinnovare il controllo della sicurezza sui terreni fuori pista.
Il fascino della polvere non tracciata
L’attrazione principale per gli appassionati di backcountry è chiara: accesso a neve fresca e incontaminata e isolamento dalle località affollate. A differenza delle aree sciistiche gestite dove i rischi di valanghe sono sistematicamente ridotti attraverso misure di controllo, il backcountry richiede fiducia in se stessi e una profonda comprensione delle condizioni della neve.
In questa stagione, però, i rischi si sono rivelati letali per un numero sproporzionato di sciatori.
Morti da valanga: rari ma in aumento
Sebbene le valanghe restino statisticamente rare, le vittime sono aumentate notevolmente. Lo scorso inverno, 22 persone sono morte a causa di valanghe in tutti gli Stati Uniti, metà dei quali sono stati provocati da sciatori e snowboarder. Questo inverno ha già registrato 15 vittime di valanghe negli Stati Uniti, di cui 12 tra coloro che si sono avventurati oltre i confini delle località.
I numeri possono sembrare piccoli rispetto al tasso di partecipazione complessivo: secondo Snowsports Industries America, solo lo scorso inverno circa un milione di sciatori sono entrati nel backcountry (esclusi gli snowboarder). La tendenza è però allarmante.
Perché adesso? Il ruolo del cambiamento climatico
Gli esperti suggeriscono che il cambiamento climatico potrebbe esacerbare il problema. Le temperature più calde portano a manti nevosi meno stabili, aumentando la probabilità di valanghe a lastroni. Il richiamo persistente della polvere profonda, spesso presente in condizioni sempre più instabili, continua ad attirare gli sciatori su terreni pericolosi.
L’aumento della partecipazione all’entroterra, alimentato dai social media e dalle campagne di marketing che promuovono il “turismo d’avventura”, aggrava ulteriormente i rischi. Molti nuovi sciatori di backcountry non hanno la formazione, l’esperienza o l’attrezzatura necessaria per affrontare in sicurezza il terreno soggetto a valanghe.
La recente ondata di vittime serve a ricordare tristemente che l’entroterra non è un parco giochi. Richiede rispetto, preparazione e una costante consapevolezza delle forze mortali in gioco. La tentazione della polvere pura deve essere soppesata rispetto alle reali conseguenze di un errore di calcolo dei rischi.
Il numero crescente di vittime di valanghe evidenzia la necessità fondamentale di una migliore istruzione, di migliori strumenti di previsione e di una maggiore enfasi sul processo decisionale responsabile tra gli sciatori e gli snowboarder di backcountry. Ignorare questi fattori non farà altro che garantire che le tragedie di questa stagione si ripetano in futuro.
